Mi annoio a giocare con mio figlio (e mi sento sbagliata): è normale?

Marina gioca con suo figlio, a casa e al parco, si siede accanto a lui, costruisce torri, propone attività, prova a esserci davvero. Eppure, a un certo punto, dentro sente qualcosa che la mette a disagio: si annoia. Non succede sempre, ma abbastanza spesso da farle nascere un dubbio che la punge: “Ma è normale? Che mamma sono, se mi annoio a giocare con mio figlio?”

Mi annoio a giocare con mio figlio: è normale?

Se ti è capitato almeno una volta di provare qualcosa di simile, vorrei dirti una cosa importante: non solo è normale, ma ha anche molto senso. Se anche tu ti sei ritrovata a pensare “mi annoio a giocare con mio figlio”, non significa che ci sia qualcosa che non va nel vostro legame.

Giocare, per un bambino, è un’attività profondamente significativa. È il suo modo di esplorare il mondo, di sperimentare, di sviluppare competenze, di dare forma a ciò che vive dentro. Nel gioco si allenano la creatività, la capacità di risolvere problemi, l’immaginazione, ma anche la possibilità di stare in relazione. È, a tutti gli effetti, il suo “lavoro evolutivo”.

Per un adulto, però, le cose sono diverse. Quel tipo di gioco, spesso ripetitivo, semplice, privo di una vera sfida cognitiva, non è pensato per stimolare la tua mente nello stesso modo. Non attiva davvero il tuo interesse, non ti coinvolge in profondità, e così, dopo un po’, è naturale che emerga una sensazione di noia. Non è un segnale che stai sbagliando qualcosa, ma semplicemente il modo in cui il tuo sistema reagisce a un’attività che non è costruita per te.

A questo si aggiunge un altro aspetto, che spesso passa in secondo piano: quando giochi con il tuo bambino non stai semplicemente giocando, ma stai accompagnando, sostenendo, regolando. Sei attenta, presente, responsabile. E tutto questo, anche se invisibile, richiede energia. Se poi sei stanca, se porti con te il carico mentale della giornata, o se hai bisogno di uno spazio che sia davvero tuo, è ancora più probabile che quel momento diventi faticoso.

Eppure, molte mamme si trovano a vivere questa esperienza con un senso di colpa silenzioso, come se dovessero provare entusiasmo costante, come se il gioco fosse un indicatore della qualità del loro essere madri.

In realtà, il gioco non è qualcosa che deve dipendere interamente da te.

I bambini hanno bisogno sia di momenti di gioco condiviso, in cui si sentono visti, accompagnati, in relazione, sia di momenti in cui possono giocare da soli. E questi ultimi non sono un “ripiego” o una seconda scelta, ma un’esperienza fondamentale per la loro crescita.

L’importanza del gioco autonomo per i bambini

Quando un bambino gioca in autonomia, senza una guida continua dell’adulto, ha la possibilità di ascoltarsi, di seguire il proprio ritmo, di inventare, di annoiarsi e poi trovare una soluzione a quella noia. Sta costruendo qualcosa di molto prezioso: la capacità di stare con sé stesso.

È proprio nel gioco autonomo che si sviluppano competenze importanti come la concentrazione, l’iniziativa, la fiducia nelle proprie idee, ma anche la regolazione emotiva. Un bambino che ha avuto spazio per sperimentare questo tipo di esperienza non dipende costantemente dall’adulto per sentirsi attivo o coinvolto, e questo ha un impatto positivo anche sul suo senso di sicurezza.

Per questo, lasciare che tuo figlio giochi da solo, anche quando potresti intervenire, non è una mancanza, ma una scelta che sostiene la sua crescita.

Questo non significa che il gioco condiviso non sia importante, ma che può essere vissuto in modo più realistico e sostenibile. Ci saranno momenti in cui ti verrà spontaneo, in cui riderai, ti lascerai andare e ti sentirai coinvolta. Magari perché quel tipo di attività piace anche a te. E altri in cui guarderai l’orologio o sentirai il bisogno di fare altro. Entrambe queste esperienze fanno parte della stessa relazione.

A volte può aiutare provare ad avvicinarsi al gioco in modo leggermente diverso, per esempio lasciando che sia tuo figlio a guidare e concedendoti uno spazio più osservativo, oppure introducendo piccoli elementi che rendano il momento più tollerabile anche per te, come un ambiente che ti piace o una stimolazione sensoriale che ti rilassa. Altre volte, invece, la cosa più onesta è riconoscere che per oggi hai già dato abbastanza.

Se ti senti una mamma sbagliata

E qui arriva forse il punto più delicato: riuscire a dare spazio anche a quella parte di te che si sente sbagliata.

Se anche tu ti sei ritrovata a pensare “mi annoio a giocare con mio figlio”, è probabile che insieme a questa sensazione arrivi anche un senso di colpa difficile da raccontare.

Quella voce che ti dice che dovresti essere più presente, più entusiasta, più coinvolta. Spesso è una voce esigente, che non tiene conto della tua stanchezza, dei tuoi bisogni, della complessità delle tue giornate.

Può essere utile, quando emerge, fermarti un attimo e chiederti: “Cosa sto provando davvero in questo momento?” e “Di cosa avrei bisogno, oltre a essere qui a giocare?”

Perché, molto spesso, non è il gioco in sé a essere difficile, ma quello che manca intorno: il tempo per sé, il supporto, il sentirsi alleggerite, il potersi fermare senza sentirsi in difetto.

Amare tuo figlio profondamente non significa amare ogni singolo momento passato a giocare con lui. Non significa essere sempre coinvolta, sempre presente, sempre entusiasta.

Significa esserci, in modo autentico.

E anche la noia, a volte, fa parte di questa autenticità.

A volte, dare un nome a quello che si prova è già un primo passo. Se senti che hai bisogno di uno spazio tutto tuo, puoi trovare qui il mio percorso di supporto alla maternità Mamma al centro.

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