La mindfulness aiuta a smettere di giudicarsi?
Il giudizio è una forma di difesa che si apprende in famiglia e nei propri contesti educativi e sociali. Per smettere di giudicarsi cosa serve? Consapevolezza, curiosità, gentilezza. Tra gli strumenti che aiutano a trattarsi con più gentilezza e meno giudizio, ti propongo la mindfulness.
Il giudizio verso di sé e gli altri
Spesso giudichiamo il giudizio, senza soffermarci sulla sua funzione. Il giudizio è una valutazione e può essere positivo o negativo, può indicare che qualcosa va migliorato o dare approvazione. Di per sé, ha un ruolo utile per evolvere, crescere, riflettere sui nostri comportamenti.
Il giudizio diventa disfunzionale quando, anziché farci da stimolo, blocca, irrigidisce, isola. Succede quando si rivolgono osservazioni critiche tanto per fare, per esempio sull’aspetto, le scelte, i gusti altrui; succede quando ogni occasione è buona per darsi addosso, autocriticarsi e puntare il dito verso ogni azione e parola, nostra o altrui.
Il giudizio disfunzionale si impara nell’infanzia
In famiglia e in ambienti educativi, il giudizio si trasforma rapidamente da strumento di autoanalisi a bacchetta sulle dita.
Questa deriva avviene in due modi principali:
- gli adulti rimproverano i bambini attaccando, svalutando, svilendo i comportamenti che non vanno bene e osannando quelli positivi;
- gli adulti sono abituati alla critica di sé e delle altre persone – qualche volta solo delle altre persone, qualche volta solo di sé -.
I bambini imparano a controllare i propri comportamenti, per ricevere solo giudizi positivi e rifuggire quelli negativi; i bambini affinano l’attenzione ai comportamenti altrui per cogliere in fallo.
Interiorizzano, anche, lo stesso tipo di critica rigida delle figure di riferimento e iniziano a giudicarsi allo stesso modo.
Quando non ne fai passare una
Più il giudizio è rigido, meno sei disponibile a considerare da diverse prospettive il tuo comportamento e quello altrui.
È come se il tuo cervello avesse distinto nettamente giusto e sbagliato, bianco e nero e non avesse la flessibilità di considerare le sfumature.
Quando è così, e non ne fai passare una a chi ti sta intorno, gli altri soffriranno la tua intransigenza e la percepiranno come mancanza di stima nei loro confronti.
Se, invece, non te ne fai passare una, a soffrire sarà la fiducia in te: crederai di non essere abbastanza e potresti sviluppare senso di impotenza o perfezionismo.
Giudizio, impotenza, perfezionismo
Il giudizio eterodiretto è il giudizio verso gli altri.
Più giudichi, più punti il dito, meno sarà facile per gli altri accogliere le tue osservazioni, anche quando giuste.
Le persone che vivono o lavorano con te non sapranno quali tue considerazioni sono valutazioni utili e quali, invece, giudizi disfunzionali e staranno sempre più alla larga, impotenti.
Il giudizio autodiretto è il giudizio verso di te.
Più ti giudichi attaccandoti, più dubiti di te. In base al tuo temperamento, potresti sentirti senza speranza, impotente e arrenderti come se non avessi valore, oppure insistere fino allo stremo per migliorare, migliorare e migliorare, e diventare inappuntabile.
Il perfezionismo, così, è dietro l’angolo e ti sabota: non esiste la perfezione e ogni tentativo fallito verso la perfezione, sgretola un altro po’ di fiducia in te.
Un aiuto per smettere di giudicarsi
Per smettere di giudicarti ti servono tre, chiamiamoli, ingredienti:
- consapevolezza: è necessario notare che ti stai giudicando;
- curiosità: è utile riconoscere, accogliere ed esplorare lati inattesi dei tuoi comportamenti, scelte, pensieri, sensazioni, emozioni;
- compassion: la tenerezza verso di te; la gentilezza comprensiva, attenta e disponibile.
In particolare quest’ultima è essenziale per ascoltare le emozioni e i bisogni dietro i giudizi e scoprire che quello che ti sembrava sbagliato potrebbe essere un tenero tentativo di difesa.
Tra gli strumenti che più trovo efficaci per allenare consapevolezza, curiosità e compassion vi è la mindfulness.
Mindfulness e assenza di giudizio
La mindfulness invita a stare in contatto con sé senza giudizio, a notare come reagiscono il nostro corpo e la nostra mente agli stimoli esterni e interni e guida all’ascolto di sé.
La mindfulness è un ottimo strumento in psicologia: la meditazione si affranca dalla sua connotazione spirituale e si fa metodo per entrare in contatto con gli atteggiamenti autogiudicanti.
Con le pratiche mindfulness impari a sentire quando il giudizio arriva, ad ascoltarlo, fermarlo se serve, farne buon uso, lasciarlo andare.
Per connetterti alla tua parte giudicante, allentare le pressione e smettere di giudicarti, puoi provare la mindfulness. Se non la conosci, ecco una traccia audio, preparata per te:
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